martedì 17 aprile 2018

Il coraggio della creatività

Essere creative… due parole semplici da dire..
Avere il coraggio di esserlo è tutta un’altra cosa.. 


Ci sono tanti motivi per cominciare una attività creativa e manuale. Come lo scrap.
Spesso non è nemmeno una scelta consapevole.
Ti imbatti in qualcuno che ha questa grossa passione e ne vieni semplicemente contagiato.
Oppure semplicemente girovagando su internet arrivi a vedere qualcosa di speciale e ti viene la curiosità di capire come si fa…

Ma in realtà la creatività è qualcosa intimamente connessa con noi stesse.

E’ come se ci fosse un angolino del nostro essere che aspetta solo di essere scoperto. E quando lo scopri "ti perdi" e il tempo passato a creare diventa tempo che scappa, perchè corre troppo veloce. 

Qualcuno già da bambino mostra una indole creativa.. qualcuno invece ci mette più tempo o non ne sente la necessità. E quella parte del cervello che potrebbe portarci a fare cose stupende rimane sopita per molto tempo o forse per sempre.

Essere creativi per me significa “avere l’esigenza di tirar fuori qualcosa”.

Perché ad un certo punto diventa una esigenza. 

Essere creativi significa percorrere strade nuove, mai percorse.

Significa “fare”, “costruire”, unire materiali e colori. 
Significa ragionare fuori dagli schemi, seguire nuove strade. Scoprire i propri colori e tirarli fuori.

Einstein diceva: “Non ho fatto nessuna delle mie scoperte seguendo un processo di ragionamento razionale”. 
Per poter raggiungere risultati eccezionali è fondamentale avere il coraggio di percorrere strade nuove e adottare approcci non convenzionali. Finché si continua a fare le stesse cose, si ottengono sempre i medesimi risultati. Allora la domanda è: quale è il "TUO MODO?"

Essere creativi quindi significa avere questo coraggio. 
Significa lasciarsi andare senza curarsi del parere degli altri. 
Significa dimenticarsi della parte razionale e lasciare che sia il sogno a guidare. 
Lo dico io che da matematica razionale trovo proprio nella creatività la mia libertà.

La matematica mi ha sempre dato la sicurezza del ragionamento.

2+2 farà sempre 4 a meno che non si sappia contare.

Lasciarsi andare al cuore, invece, significa buttarsi nel vuoto. 
Perdere le certezze. 
Dare spazio alle emozioni

E immaginarsi qualcosa che non c’è richiede la capacità di cadere e rialzarsi. 
Sbagliare. 
Ricominciare.

Sempre Einstein diceva che “Solo coloro che tentano cose assurde possono raggiungere l’impossibile.”

Se no ci si ferma prima e si vive una vita che probabilmente non sarà mai in pienezza.

Mentre scrivo tutto questo penso alle donne che ho conosciuto negli ultimi tre anni.

Penso a chi con coraggio e determinazione questo salto nel vuoto lo ha fatto, scrivendo un libro come Cinzia o mettendosi a produrre carte come Antonella. 
A chi raggiunge il proprio sogno creativo più avanti negli anni (ma senza arrendersi) come Claudia. A chi ha appena iniziato ed è bravissima come Cristina.

Tutte donne che hanno una storia alle spalle.

Che hanno cercato la loro strada per esprimersi e dare il meglio di loro.

Non hanno rinunciato a quella parte di emisfero del cervello pieno di emozioni.
Pieno di colori.
Pieno di coraggio.

Mi ritengono onorata di far parte della vita di alcune di loro.

Questo weekend mi ha scatenato tanti tanti pensieri, per tanti tanti motivi diversi.

E questo non è che uno di essi.

A Torino c'è un marocchino che vende vestiti alle bancarelle che fa una attività di marketing enormemente interessante: dopo averti fatto provare un vestito ti fa specchiare in uno specchio che presenta una scritta “sei bellissima”.

Forse dovremmo scriverlo anche noi sui nostri specchi.

“sei bellissima”
“ce la farai”
“osa l’impossibile”
“insegui i tuoi sogni”
"mostra quello che hai dentro" 

Cosi ogni mattina potremmo leggerlo.

E forse convincercene uno po’ di più.
Silvia









martedì 10 aprile 2018

IKIGAI: quando bisogna fermarsi e cercare il senso

Ciao scrapperine..
arrivano dei momenti della vita in cui bisogna fermarsi. Fermarsi e riprendere le redini.
Capire a che punto sei.. COSAstai facendo.. COME lo stai facendo.. e soprattutto se sei DOVE devi e vuoi essere. Metterti anche in discussione se serve.



Devo essere sincera. Mi sono fatta queste domande molto tempo fa.
Ho fatto un lungo percorso proprio per capire dove sta il mio equilibrio.
Chi voglio essere. Cosa voglio fare. E credevo davvero di essere sulla buona strada.


Peccato poi che la vita spesso decide per te e per quanto tu pensi di essere in equilibrio ti porta in situazioni dove l'equilibrio non c'è.
A me è successo proprio questo.
E sono crollata.
Dico la verità. Proprio crollata.
In quei momenti vorresti solo scappare. E stare sola.
Invece qualcuno c'è stato. Qualcuno c'è stato in silenzio.
Qualcuno il silenzio non c'è stato e mi ha spronata a ragionare.
E ringrazio di cuore ma davvero di cuore Elena, Sabrina, Patrizia, Debora e Federica che mi hanno supportata, sopportata, raccolta in lacrime.

In questo periodo di introspezione però mi sono imbattuta per caso in una parola giappponese che mi ha fatto tanto lavorare su me stessa. Non ho mai amato particolarmente la cultura giapponese, almeno credevo. Ora invece vorrei avere più tempo per studiarla perchè credo ci sia molto da imparare.

La parola è IKIGAI. Chiaramente è diventato anche un LO, perchè ogni momento importante deve essere ricordato. E il mio modo è questo.

Vi racconto quello che ho capito perchè credo possa servire a molte di voi..

Per i giapponesei il concetto di ikigai è di fondamentale importanza. 
Il termine è formato da due parole ikiru (vita) e kai (la realizzazione di ciò che si spera) ma può indicare anche genericamente la persona che si ama.

L’ikigai è per la maggior parte dei giapponesi un qualcosa su cui vale davvero la pena investire e significa anche scoprire il proprio scopo nella vita. Tutto questo può richiedere tempo e fatica. 
C’è chi quasi subito riconosce le proprie aspirazioni e attitudini, chi invece piano piano deve farle emergere per poter prenderne coscienza.

Per poter capire il proprio IKIGAI sipuò provare a rispondere a quattro domande:

1. Che cosa ami, qual è la tua passione?

Questa è una domanda fondamentale e può essere lo stimolo fondamentale e il vero “motivatore” della nostra esistenza, anche e soprattutto in un mondo dove spesso non ci chiediamo più "cosa mi piace veramente? Cosa farei se non avessi il problema di dover guadagnare e potessi davvero seguire il mio cuore in completa libertà?"


2. In cosa sei bravo?

Questa potrebbe essere la domanda chiave per tirare fuori la propria vocazione. 
Per molti, la risposta può essere la stessa della prima domanda ma per altrettanti non lo è. 
Si tratta di una questione più pratica e meno emotiva, perché tutti sappiamo, almeno in parte, per cosa siamo portati. Passione e talento non sempre coincidono: potremmo ad esempio voler essere un attore perché magari questa è la nostra passione ma ci troviamo spinti ad essere invece un organizzatore di spettacoli perché è ciò che facciamo meglio. Questa è la nostra vocazione.

3. Cosa vuole il mondo da te?

Questa è probabilmente la domanda più difficile. 
In sostanza si tratta di capire qual è la vera missione o compito che abbiamo sulla terra. 
Quel qualcosa utile non solo a noi stessi per evolvere ma che aiuterà anche gli altri e il mondo stesso a diventare un posto migliore. 

4. Con cosa puoi procurarti da vivere? Qual è la tua professione?

L'ultima domanda è la più pratica e anche abbastanza semplice perché tutti (o quasi) ad un certo punto della propria vita hanno dovuto lavorare per potersi procurare i soldi necessari a vivere.

Naturalmente le risposte a queste domande possono sovrapporsi ma possono essere anche molto diverse. E’ necessario trovare un equilibrio tra tutte le cose anche se non è sempre facile ad esempio seguire la propria passione e allo stesso tempo procurarsi del denaro con qualcosa in cui si è realmente bravi. Anche seguire la propria missione ma non essere in grado di contribuire alle spese della propria famiglia o al contrario avere molti soldi ma sentirsi insoddisfatti in quanto a passioni e aspirazioni sono strade che non funzionano e non portano a raggiungere l’ikigai.

Io ho provato a rispondere a queste domande e chiaramente terrò per me le risposte. ma questo mi ha confermato la strada che sto facendo, rimettendomi in rotta perchè non posso permettere alle questioni che il mondo mi porta a vivere di farmi perdere l'equilibrio.
So chi sono e come sono e come voglio essere. E questo E' indipendentemente dal mondo esterno e dalle difficoltà che viviamo.

Con questa spiegazione capirete meglio il mio LO con i quattro cerchi e le quattro domande da farsi.. ma per me non sono mai cerchi chiusi.. bisogna capire e poi spiccare il volo. Sempre.

Vi chiedo di fare lo stesso esercizio che ho fatto io.. perchè fa riflettere..molto
E mi permetto di aggiungere un suggerimento a voi donne e mamme... non fate che qualcuno di esterno diventi il vostro IKIGAI. 
Perchè i figli cresceranno, faranno una loro vita. 
Il vostro compagno, marito, fidanzato chissà se sarà sempre a fianco a voi.
Cercate il vostro IKIGAI dentro di voi.
Cercatelo per voi.
Trovate questo equilibrio dentro di voi e la vostra gioia indipendentemente da tutto il resto. Perchè noi mamme spesso ci annulliamo in questo ruolo e ci dimentichiamo che il tempo passa e rimaniamo sempre in qualche modo a combattere NOI e NOI SOLTANTO.

Un abbraccio forte. Forte.

PS... ho provato a raccontare questa cosa ai miei colleghi maschi... mi hanno detto che loro nei momenti difficili preferiscono la cultura del VACAGAI... è sempre una teoria ineressante no?? :-)

Silvia











venerdì 23 marzo 2018

Packaging

Ciao scrapperine
spesso mi capita di fare un regalo e di dare poca importanza al pacchetto. 



L'idea che ho è che sia più importante il fatto che ho pensato a te e ho deciso di farti un regalo, più che il regalo in sè o il pacchetto.

Poi un giorno ho ricevuto una busta via posta (che non avrei mai pensato di scrappare) piena di colori e ne ho apprezzato molto la decorazione. 
Da li ho capito che è importante anche il "COME" e non solo il "COSA", cosi ho iniziato a decorare anche i pacchetti e le buste..

Per l'ispirazione del mese di Scrappiamo Insieme (cuciture) ho pensato, dunque di mostrarvi come possiamo decorare una semplice busta di carta, di quelle che spesso utilizziamo per portare i nostri regali.

Ho preso una busta craft, passato una base di gesso perchè i colori spruzzati fossero belli vivi. 
Il gesso passato con la spatola l'ho lasciato visibile in alcune parti.

Ho timbrato dei fiori sul vellum e li ho ritagliati e poi aggiunto cuciture e washi.

I timbri con i sentiment sono sempre i miei preferiti, questo sull'amicizia è però decisamente tra i miei 4 migliori, non solo per il fatto che mi piace l'utilizzo di caratteri diversi nello stesso timbro ma proprio per il concetto che porta in sè la frase.

Un progetto fatto ormai un mese fa e che oggi "leggo" ancora in modo diverso.

Lo scrap è anche questo!

Il timbro con il fiore ho poi pensato di abbellirlo con dei cuori che riprendano i colori utilizzati nello sfondo. La ripetitività dei colori nei nostri lavori rende sempre armonioso il tutto.

Spero vi piaccia e spero che vi abbia fatto venire un po di voglia di abbellire anche le vostre buste.

A presto

Silvia









martedì 20 marzo 2018

Keep calm and scrap

Ci sono momenti della vita in cui lo scrap salva. 



Per me è stato cosi. Per me deve essere così. E’ il mio XANAX.

Per me è, e sarà sempre, un hobby e non vorrei nulla di diverso. 
In questo modo posso fare o non fare. Sono libera di spaziare su cose che mi piacciono, provare, sbagliare, lasciar perdere e ritornare. Mollare tutto e poi riprendere.

Per me, però, non è SOLO un hobby ... E’ un qualcosa di più, intimamente legato con me stessa.

Se sono giù di morale i miei lavori rispecchiano il mio stato d’animo, se sono felice tutto si colora …

Mi rendo conto che a casa mi basta entrare nel mio angolo scrap e sto meglio, qualsiasi cosa accada.

Come se respirassi meglio. Come se li fossi libera di essere me stessa. Anche di sbagliare e poi di cambiare e recuperare. Lo scrap mi piace perché mi piace fare memoria. Ma anche tante altre cose.

Mi piace che puoi prendere un foglio bianco e sognarlo colorato. Poi, dopo aver pianificato come fare il progetto, spostare, modificare, allineare, squadrare… e cercare la soluzione migliore. Un po come nella vita quando sogni che tutto abbia un proprio posto, un proprio obiettivo, una propria direzione.

Poi, esattamente come nella realtà, il foglio si macchia, si sporca, si rompe.

Il primo atteggiamento è: buttiamo e rifacciamo.

Poi impari che su quel buco e su quella macchia si può “lavorare”. Il progetto forse non sarà proprio come lo avevi immaginato ma caspita.. quello che è venuto fuori non è niente male. Anzi a ben guardare, essendoci concentrati su quell’errore, quello è diventato il punto di forza del progetto.. quello che lo rende “non banale”, non scontato, particolare nella sua unicità… arrivando a dire “è perfino più bello del mio progetto iniziale.

Tra la pianificazione e il progetto finito c’è il tutto. Quel continuo movimento di abbellimenti messi e spostati, colori aggiunti e tolti, gesso per coprire o per valorizzare.

Ecco.. in tutto quello che facciamo, compreso lo scrap, si può leggere e comprendere un pezzo di vita.

Ma per me lo scrap dovrà sempre essere un momento di pausa e relax.

E se invece mi accorgo che diventa qualcosa di diverso.. se non sto bene… beh ecco...

Mi fermo… respiro … (che non è scontato)… respiro ancora… e ricordo che di strada ne ho fatta … e che le mie mani hanno fatto progetti che mi hanno dato grandi soddisfazioni e progetti che sono stati buttati…. Cose belle e cose brutte. Ma dalle brutte voglio imparare qualcosa.

E quindi… quindi ricomincio a scrappare. Perché niente e nessuno mi toglierà mai questa passione.

Che mi scorre dentro.

Che mi fa tirar fuori le emozioni.

Che mi libera.

Da tutto.

E come diceva Vasco “…. E tutto il resto fuori…”.

Questo progetto che vi mostro rappresenta esattamente questo passaggio.

Progetto molto bello di Giuliana Ballatore, ma che ho interpretato male.

Non ero soddisfatta… ho messo e rimesso insieme i pezzi .. scoprendo poi che i pezzi non possono stare insieme per forza (come nella vita). Cosi li ho lasciati cadere e quello che è rimasto sopra, opportunamente sistemato aveva un suo perché e ora questo progetto mi piace. Parla di me. Come tutti i miei progetti. Forse per quello prima non mi piaceva prima. Non mi raccontava. Ora si.

Le persone delle foto sono persone che scrappano come me, bene, male, chissene frega. Due le ho incontrate una volta soltanto (Tania e Marinella), ma tanto è bastato.

Sono persone che sanno di “buono”. Di vero. E questo tipo di scrap mi piace tanto.



Grazie a Natascia, Tania, Marinella e beh.. Elena <3


Silvia














sabato 17 marzo 2018

Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle

Ho una amica che da 30 anni ha lo stesso taglio di capelli, lo stesso colore, lo stesso sguardo. Lo stesso lavoro. Usa le stesse parole. Lo stesso sorriso e le stesse abitudini.



Mi guarda sconsolata e si chiede come sia possibile che io abbia fatto il mio percorso.

Mi guarda sconsolata, pensando alla mia vita.

Tanti cambi di lavoro. Una università scientifica (matematica) per poi sentirmi creativa..

Capelli lunghi e corti, biondi e viola, castani e neri..

Una vita da ricominciare, un marito che non c’è più.. tre figli da crescere…

Poi ricominciare con un nuovo uomo accanto…

La paura della solitudine, una rinascita inaspettata..

SI mi rendo conto di essere destabilizzante. Di essere diversa ogni giorno e di svegliarmi al mattino sempre con dei sogni nel cuore. I cambiamenti non mi fanno paura. Non mi fanno più paura. E tutti i trambusti della vita mi hanno fatto capire che “io posso”. Non è roba da poco.

Avrei potuto avere una vita tranquilla, senza discussioni, senza modifiche. Comprare sempre negli stessi negozi, frequentare sempre le stesse persone, pensare sempre allo stesso modo.

Ma non ce la faccio. Il mondo cambia. Noi cambiamo. Comunque.

E la via più facile non sempre è quella più giusta per me.

Guardo a come ero. E guardo a chi sono. Penso a quante volte ho dovuto ricominciare da capo. In tutto.

A quante volte ho dovuto prendere decisioni che hanno cambiato irrimediabilmente la mia vita. A quante volte sono stata fortunata, ma a quante no.

Penso ai cambi di taglia, in su e in giù. Penso ai sogni che negli anni mi hanno cambiata. Prima il principe azzurro, poi una famiglia e dei figli e poi semplicemente il sogno più grande: capire chi sono, chi voglio essere e andare in quella direzione. Accettarmi. Con i miei limiti. Con le mie debolezze.

Sono ancora qui. Sto ancora cercando, e lo farò ogni giorno, dove voglio andare.

E sto cercando anche compagni di viaggio che di questo viaggio non si spaventano.

Sto cercando persone che sono cadute come me e non giudicano. Perché ci sono passate.

Che hanno avuto momenti di ansia, quelli proprio in cui non respiri, in cui il fiato manca al mattino presto. Che si sono fatte aiutare o che sono ricorse a delle medicine per stare meglio.

Che si sono sentite tremendamente sole e hanno deciso di combattere lo stesso.

Compagne di viaggio che ti guardano e non hanno aspettative su di te. Che cercando di conoscerti ogni giorno. Che non chiudono quando non rispondi alle loro aspettative. Compagne di viaggio in difficoltà come me o felici perché hanno già trovato la loro strada.

Penso alla mia famiglia tanto bella quanto “pericolante”. Che ogni giorno ci sono nuove impalcature da tirare su per reggere la casa. Come quegli operai a bordo strada che preparano tutto in sicurezza ma poi il calcinaccio viene giù e serve riparare al più presto.

Penso ai miei genitori, a quanto sarebbe potuto essere diverso .. ma il passato non si può cambiare e forse si può credere in qualcosa di diverso nel futuro.

Penso ad una persona che mi ha accompagnato con professionalità in questo viaggio. Che non sento da qualche tempo, ma che sarebbe felice di quello che sto facendo. Non perché sia tutto perfetto, ma perché gli strumenti che mi ha dato mi saranno utili ancora per molto.

Penso a quante etichette ci mettiamo noi per prime addosso. E queste etichette che mettiamo noi a noi stesse e che mettiamo noi agli altri irrimediabilmente spingono ad essere come dice l’etichetta.

“ora devi solo fare la mamma”

“non sei capace”

“accetta quello che sei, non si può cambiare”

“tu sei cosi” (e che te lo devono dire gli altri come o chi sei tu?)

“le donne si devono sacrificare”

“si deve scegliere la famiglia”

“i sogni non portano a nulla”

“non imparerai mai”

“non sono bella”

Etichette che annientano la nostra crescita. Che non ci permettono di cambiare, sbagliare, cambiare ancora, provare, cadere e rialzarsi… eppure io vedo in questo percorso e in questi “tentativi” quello che io chiamo semplicemente “vita”.

Io ho capito che nulla ci viene regalato e che nessuno di noi nasce e “sa”.
E che dobbiamo fare come le farfalle... che nascono completamente diverse, che strisciano e poi un loro cambiamento, faticoso e doloroso le porta a volare.

Ho letto che se prendessimo un bozzo e lo aprissimo noi per aiutarle, le farfalle poi non volerebbero perchè è in quella fatica in quell'uscire dal bozzolo, romperlo, aprire le ali che loro trovano la forza e fanno esercizio per poi fare il passo successivo. Ricordatevelo quando sembra che il mondo stia per cadervi addosso.. pensate alle farfalle..

C’è gente che si lamenta per tutto. Io no.

C’è gente che si accontenta. Io no.

C’è gente che non sognapiù. Io voglio farlo.

A voi “scalatrici della vita” auguro buon cammino!


Silvia







martedì 13 marzo 2018

Idee scomposte... e tante prove...

Ciao Scrappamiche...
mi rendo conto che a volte faccio lavori più lunghi e a volte, le mie serate si riempono di prove...



Quella che vi mostro è una idea che poi ho provato su card e su tag... ma davvero non so decidere quale preferisco..

La tag è volata via a una scapper del gruppo Scrappiamo Insieme...
La card è ancora qui a casa che aspetta un motivo buono per essere utilizzata... ho già una mezza idea ma chissà...

Questo per dirvi che non sempre le cose nascono per un preciso motivo, forse dovevano semplicemente uscire dalle vostre mani. E rimangono li in attesa di capire quale sarà il loro destino...

E come dico sempre... (e mi ha sempre portato fortuna...) SE E' DESTINO DESTINERA'....

A PRESTO!

Silvia