giovedì 20 dicembre 2018

Si fa presto a dire famiglia



Si fa presto a dire famiglia.

Quando mi sono sposata ho ricevuto in regalo il presepe di Thun, la natività, e il biglietto diceva
oggi nasce una nuova famiglia, che la famiglia di Nazareth possa essere vostro esempio”. 

Mi sono sposata a dicembre. E il presepe era proprio un regalo perfetto.

La famiglia di Nazareth però non siamo riusciti a seguirla. Me lo sono ripetuta tante volte.
Nel periodo più nero, quando il mio ex marito è andato via di casa guardavo quel presepe e sentivo di non aver mantenuto fede ad un impegno preso.

Solo che poi un giorno ho realizzato che anche “quella” famiglia era un disastro.

Un po come me. Un po come noi.

Si perché anche li.. il padre non era quello vero.. il figlio scappava per andare nelle sinagoghe e lo cercavano per giorni.. lo bullizzavano, non gli credevano… distruggeva templi … penso a quella mamma, ai piedi della croce, sapeva che era destinato a grandi cose.

Ma era suo figlio.

E stava morendo.

E posso solo immaginare il suo dolore. Il dolore di una mamma che perde quanto ha di più prezioso.

Cosi penso al mio dolore.

Alla paura di non essere punto di riferimento, porto sicuro.

Al non essere certi di aver seminato abbastanza.

Alla vergogna per alcune cose che ci accadono.

La preoccupazione per le situazioni che stiamo vivendo.

Non siamo una famiglia “normale”. Siamo famiglia "in qualche modo". O meglio "a modo nostro".

Nella nostra famiglia siamo un incontro di differenti esperienze e sensibilità, paure e ricchezze ma anche tante lacune.

Siamo un insieme casuale di modi di pensare totalmente diversi.

Pensavo che nella vita avrei fatto delle scelte che avrebbero condizionato il mio percorso (nel bene e nel male). Ora ho capito che è vero che faccio delle scelte, ma poi la vita va per i fatti suoi e accadono cose che non erano preventivate, completamente lontane da quanto previsto. Ed è proprio li che sta la forza di quello che sei…

Sopravvivere. Nonostante tutto.

Rimanere. Nonostante tutto.

Crederci. Nonostante tutto.

Si fa presto a dire famiglia. 
Ma in quella parola c’è un universo di diverse situazioni, ognuna con la sua complessità. 
Ognuna con le sue gioie, ma anche con le sue fatiche. 
Sposati. Separati. Amici. Con figli, senza figli. Con figli che non ci sono più. Con mogli stanche e mariti insoddisfatti.

Una canzone dei Tiromancino (“casomai”) dice proprio “Io credo che il segreto è respirare mentre tutto va come deve andare”.

Respirare.

Il respiro è la prima cosa che va via quando qualcosa ci sovrasta.

Ho una amica, una amica che amo, che non riesce a rimanere incinta eppure sarebbe una mamma meravigliosa.
Ho una amica che ha trovato uomini stupidi che l’hanno presa in giro e ora ha paura che non riuscirà ma più a trovare qualcuno che la ami davvero.
Ho una amica che è stata adottata da piccola e sta passando la sua vita per ritrovare chi l’ha abbandonata per chiederle “perché?”.
Ho una amica che ha un marito terribile che la tratta male e quando è ora di tornare a casa inizia a sentirsi male.
Ho un amico che ha perso il lavoro e che non si sente più adeguato perché non porta lo stipendio a casa.
Ho una amica con una figlia con un grave handicap e si chiede cosa succederà di lei quando non ci sarà più.

Persone speciali. Che non meritavano tutto questo. Che non hanno potuto scegliere. E' stata la vita che ha scelto per loro.

Persone che nonostante tutto credono che “famiglia” sia stare insieme.

Andare avanti. Nonostante gli alti e i bassi.

Si fa presto a dire “famiglia”. Ma viverla… Esserci…. Starci nonostante le difficoltà…. Beh questa è una scommessa quotidiana…. Una promessa da rifare ogni giorno… 




Non so se scriverò altri post. 

Quindi vi auguro di cuore un Natale speciale, proprio con la vostra famiglia e con chi amate.

Alla prossima

Silvia





mercoledì 5 dicembre 2018

E se i numeri non bastassero?

Pensavo ai numeri...



I numeri che ho messo su questo calendario dell’Avvento…

Mancano 19 giorni a Natale

Fuori ci sono 10 gradi

Io quest’anno ho 45 anni

Siamo circondati da numeri. Siamo "definiti" da numeri: peso, altezza, pressione, circonferenza, numero di cromosomi..

Ogni tanto vogliono anche farci credere che i numeri ci rappresentino.

Come quando a scuola prendevamo un bel 10 o un 5 e quel numero dava un valore non solo a quanto avevamo studiato: diventava parametro con cui venivamo giudicati…

Oppure come se i XXXX (non lo dirò mai) kg che segna la bilancia facessero di me una bella persona o no.

E nel mondo scrap sento dire… “hai visto ha ricevuto 200 like”, come se quelle manine con pollice alzato facessero di un progetto “un bel progetto…”

Non è cosi.

I numeri mi fanno paura, “ingabbiano”. Hanno un fascino immenso per me che ho studiato matematica, ma se devono definire qualcosa… no, non mi piacciono più.

Siamo molto di più di cifre che ci vengono appiccicate.

Me lo ripeto sempre quando guardo le pagelle dei miei figli. E qui parte un pianto…

Mi ripeto che loro sono molto di più delle insufficienze o di quel 6 striminzito. Lo vedo dai loro occhi.

E quando mi sento dire (in continuazione) “potrebbero dare molto di più” penso che tutti noi potremmo dare di più, ma a volte proprio non ne abbiamo voglia.. o no?

Numeri… numeri…

Due dei miei figli fanno ciclismo.. e in un mondo in cui si vogliono tutti numeri 1.. ho scoperto l’importanza di essere anche i numeri 2, 3 ,4 e cosi via.. Non si può essere sempre tutti primi, super e sempre perfetti..

Nel ciclismo, molti di voi già lo sapranno, esiste la figura del “gregario”.

Il gregario in squadra, è un ciclista professionista che ha il compito di aiutare il corridore principale (capitano) durante le corse. Ad esempio gli passa i rifornimenti, oppure si posiziona di fronte al corridore aprendogli così l'aria davanti e migliorando le condizioni aereodinamiche così da fargli risparmiare fatica in vista della volata.

Non si sente spesso parlare dei gregari, a volte invece con il tempo e la passione i gregari diventano corridori principali, a volte capita il contrario… eppure sono quelli che si sacrificano per far vincere gli altri… non è uno sport meraviglioso?

Noi non siamo solo numeri… non possiamo essere “ingabbiati” in una etichetta che altri ci danno…

Dovremmo avere come unità di misura non i numeri, ma i colori…. Sarebbe più bello…

Io peso “rosa”….

Da blu a giallo valgo “verde petrolio” e se vado a fare la spesa pago arancione…

Il mio conto in banca sarà sempre rosso.

I miei figli sono arancione acceso.

La mia pressione è viola.

La mia famiglia sarebbe molto colorata.

Sarebbe più bello..

Perché in un mondo di colori si può essere di tutto un po.. 
si può essere un arcobaleno e questo mi rappresenta molto di più di un 7.

Alla prossima

Silvia








lunedì 26 novembre 2018

Ho provato ad essere perfetta, ma poi ho mangiato la Nutella

I miei gioelli di carta rappresentano la “bellezza della semplicità”. 



Il loro valore economico è irrisorio, eppure chi li ha visti li ha apprezzati. Nella loro semplicità.
Un po come noi. Che siamo di valore anche se imperfetti.

Mio padre mi voleva maschio. E mi voleva in carriera… io un po ci ho provato ma poi la voglia di famiglia era troppo forte e ho capito che non era la mia strada.
Poi ho avuto un fidanzato che mi ha detto che ero la sua donna ideale, per tutto tranne che per il fisico. Stava bene con me, ma si vergognava a mostrarsi vicini.

Il mondo intorno presenta un’immagine della donna che deve essere perfetta, elegante, sempre pronta a gestire le situazioni e sempre sorridente.

Cosi mi sono sentita spesso inadeguata.
In eterno conflitto tra ciò che gli altri volevano da me e ciò che ero io: imperfetta, con un bel po di chili in più, mamma impreparata e lavoratrice troppo sincera per poter fare carriera.
Con le camice macchiate di saliva dei figli e la borsa del PC piena di calze di ricambio (e mutande!)
Insomma un disastro!

Dire che ora ho capito chi sono e dove voglio andare forse è troppo.
Dire che mi amo per quello che sono, non lo so.
Ma una cosa è certa: dopo aver perso ogni riferimento, ora posso dire che ho imparato a conoscermi.
So che ho dei difetti, ma so che ho anche punti di forza. E su quelli voglio concentrarmi.
So che la mia imperfezione fa sentire gli altri non giudicati.
E quindi aprirsi diventa facile.

So che ho la pancia e le cosce grosse, ma so anche che quando qualcuno mi conosce non è la prima cosa che vede.

A quarantacinque anni e con un uomo speciale accanto sono libera. Libera di essere me stessa, piena di difetti eppure “unica”. Non mi interessa cosa dice la gente.
Perché nessuna delle persone che critica dovrà poi vivere la mia vita ogni giorno.
E dunque voglio vivere esattamente come voglio io e non come si aspettano gli altri da me.

Ho imparato a “deludere” le persone che amo, i miei genitori con il carico di aspettative che avevano su di me, l’uomo che amo quando non corrispondo al suo ideale.

Mi sono sentita inadeguata in molte occasioni, ora ho capito che sono semplicemente umana.
E come essere umano sbaglierò ancora. E ancora e ancora.
Ma “questa cosa qui” sono io.

Non mi spaventano gli anni che passano, ne le rughe che stanno arrivando (poche perché uno dei benefici dell’essere “pienotta” è quella che la pelle tira e le rughe si vedono meno).
Sono il segno che il tempo passa. Ma questo tempo che passa mi ha regalato una consapevolezza che da ventenne proprio non avevo. E questo per me è una ricchezza.

Ho provato ad essere perfetta, ma ho capito che la perfezione non esiste. Ho capito che amo la Nutella, che mi piace immergermi in quella dolcezza nelle giornate tristi.. solo che poi mi ci immergo anche in quelle felici (cosi per festeggiare).
Ho conosciuto il dolore, la rabbia, la cattiveria delle persone.
Mi sono sentita dire che sono fortunata ad avere un uomo cosi meraviglioso accanto.
E forse l’ho anche pensato io.
Ma poi ho capito che lui è fortunato in uguale misura. Perché anche io sono speciale. Anche se poi ogni tanto me lo ripeto per non dimenticarmene.

E mi ripeto spesso che non bisogna essere belli, alti e magri e ricchi per essere amati ed essere felici.

L’amore è anche chimica e la chimica non guarda il grasso e il magro.
L’amore è affinità, e questo ha a che fare con ciò che tu sei dentro. Non fuori.

Ogni giorno, ad essere me stessa, rischio di non essere amata. Accettata. Ascoltata. Pazienza!
Preferisco essere me stessa. E non perdermi ancora.
Mi voglio riconoscere quando mi guardo allo specchio.
E voglio sentirmi “a casa” quando apro la porta di casa mia.

Cosi posso urlare, arrabbiarmi, fare pace, ascoltare, andarmene, partire e tornare, essere stanca, tirare fuori un pensiero che ho anche se me ne vergogno, posso essere disordinata e poi cercare di sistemare tutto. Posso mettermi la tuta e poi cercare di essere un po più elegante..

Posso cantare anche se sono un po stonata, se ho voglia di farlo.

E anche lasciarmi andare a ballare anche se sono buffa.

Sono io. Sono così.

Silvia



giovedì 22 novembre 2018

I colori di una amicizia



Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo,
non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essermi amico.

(J. Borges)








mercoledì 21 novembre 2018

La timidezza delle chiome




Io penso che la natura regali spettacoli meravigliosi e quello che vi racconto oggi ha un fascino pazzesco. 
Si chiama “timidezza delle chiome” (o anche “Crown shyness” in inglese) è un effetto per cui nelle parti alte dell’albero i rami arrivano a creare uno spazio di luce tra un albero e l’altro. E' un fenomeno capace di modellare la forma dei rami e delle foglie in modo tale da non permettere il contatto tra di essi, nonostante la stretta vicinanza, con la conseguente creazione di geometrie spettacolari.




Il fenomeno è stato descritto nei trattati di botanica sin dagli anni ’20, ma da allora non si è giunti all’identificazione di un motivo certo che riesca a spiegarne le cause. 

Molte ipotesi. Nessuna accertata. 

Questo fenomeno è stato studiato scientificamente, ma il mio primo pensiero è stato che la natura è molto più brava di noi!

E ora vi spiego cosa intendo e perchè questo riguarda me, lo scrapbooking, la mia vita…. 

Ognuno di noi dovrebbe fare come le piante… 
Crescere verso l’alto.. evolvere.. sperimentare… crescere.. 
Perdere foglie e poi aspettare la primavera, e con essa le foglie nuove.. 

Ognuno dovrebbe cercare la luce per scaldarsi.. 
Cercare solo quello che fa stare bene 
Creare magnifiche foreste insieme a tutti gli altri alberi.. 
Ognuno con i propri colori.. 

Ma ci sono spazi di rispetto che devono essere mantenuti. 
Spazi di luce senza le quali il sole non potrebbe arrivare fino al suolo. 

Ed è grazie a quegli spazi che tutto l’ecosistema funziona.. 

Ci saranno certo alberi più belli e altri meno… eppure quelli meno belli potrebbero ospitare gli animali più splendidi.. e hanno quindi tutti motivo e senso di esistere. 

Potrebbero esserci alberi che crescono fragili ma che poi, superato l’inverno, raggiungeranno vette inaspettate. 

Ma quello spazio lassù deve essere sempre lasciato.. quando ormai l’albero è grande... con una sua storia e con le chiome alte ...
Perché nessuno.. e dico nessuno.. ha alcun diritto di sentirsi più colorato o con maggiore diritto di ricevere più luce, ne tantomeno di venire a dire che il suo modo di andare verso l’alto sia quello migliore. 

Ognuno ha il suo. 

I suoi tempi. 

E un giusto spazio di timidezza da cui deve filtrare la luce… 

Questo progetto racconta di spazi lasciati e di luce che passa. 

Con questo rispetto mi sono avvicinata ai figli che non sono usciti dalla mia pancia ma che vivono con me: una storia speciale, non prevedibile e piena di momenti di silenzio. In attesa che fossero loro “a fare” e non io ad impormi. 
Alla piccoletta che guarda il mondo al contrario auguro di vivere una vita piena e le vorrò sempre bene come se un pochino fosse anche “mia”. 

Perché adesso, e non mi stancherò mai di ricordarlo, voglio #solocosebelle…

Silvia











martedì 20 novembre 2018

I draghi si possono sconfiggere...

Tutti abbiamo e abbiamo avuto delle paure.



Chi ha paura del buio, chi dei ragni, chi della violenza.
Da piccoli si ha paura principalmente di ciò che non si conosce.
Da adulti forse si ha più paura delle cose che si conoscono. Come le persone.

Perchè sappiamo che ci possono ferire...

Ma da piccoli, quando la paura è quella dei mostri, la mamma ci rassicura.
Ci dice che i mostri sono cose di fantasia. Che non esistono.

Cosa ci possono dire invece quando siamo grandi?
A me quei mostri fanno più paura.
Mi fanno paura il Mostro dell'Invidia, il Mostro della Maldicenza, il Mostro delle Critiche, il Mostro della Cattiveria.

Per l'Ispirazione del mese di Scrappiamo Insieme avrei voluto rappresentare questi mostri, che sono i miei mostri di oggi.

Invece ho rappresentato due delle mie paure più grandi che avevo da piccola: il buio e i castelli tetri...
non mi sarei mai avventurata da sola in un castello tetro come si vede fare da alcuni bambini nei film...

Ho costruito la lanterna scaricando un file svg free da internet e con la Scan n Cut ho tagliato il cartoncino. poi ho aggiunto una garza (riciclata come da vincolo), paiettes, cotone per dare l'idea del tetro e poi ho applicato alla lanterna un cerchietto (riciclo creativo... un cerchietto per una lanterna??).

Progetto sicuramente molto semplice ma vi allego il video per poter vedere l'utilizzo della scan n cut per realizzarlo.

Come fare la lanterna con la scan n cut

Alla prossima!
Silvia


Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere.” (G. K. Chesterton)







domenica 4 novembre 2018

I padri dovrebbero

I padri dovrebbero amare le madri sempre.



Dovrebbero abbracciarle e insegnare l'amore ai figli con il proprio esempio.
Ma non sempre questo accade.
I padri dovrebbero amare i figli dalla luna fino al ritorno..

I padri dovrebbero "prendersi cura" dei propri figli, dovrebbero preoccuparsi che tutte le sere siano al caldo sotto le coperte, dovrebbe raccontare storie e lasciare la luce accesa se hanno paura.

I padri dovrebbero spiegare da cosa allontanarsi e per cosa ha senso lottare.
Dovrebbero insegnare cosa fa bene e cosa no. Dovrebbero insegnare perchè amare il "diverso". Dire che siamo tutti un po diversi e questo ci rende unici.

I padri dovrebbero essere mani forti per aggiustare le cose rotte. Dovrebbero essere scudo e fiducia.
Dovrebbero essere forza per sentirsi sempre al sicuro. Ma dovrebbero essere anche pazienza, per insegnare che a volte bisogna aspettare perchè le cose accadono.
Dovrebbero essere rispetto di quello che si è, accettazione di quello che i figli sono.

I padri dovrebbero essere esempio da seguire, parole da ascoltare, abbracci da ricevere.
I padri sovrebbero farsi parole seguite da fatti. Dovrebbero essere fatica da ringraziare.
Dovrebbero farsi canzone da cantare insieme. 
Dovrebbero farsi film da guardare seduti sul divano. Tutti insieme.
Dovrebbero essere gioco e gita del fine settimana.
Dovrebbero essere profumo che i figli ricorderanno per sempre.
Dovrebbero essere mani da stringere, frasi da portarsi sempre dietro.

Dovrebbero essere occhi che guardano attenti e che sanno anche riempirsi di lacrime.
Dovrebbero essere braccia che lasciano andare ma che sanno anche accogliere quando si ritorna.

I padri dovrebbero alzarsi la sera per recuperare i figli un discoteca, uscire dal lavoro per accompagnarli ad una visita, essere presenti ogni tanto ai loro allenamenti.

I padri dovrebbero esserci. Sempre.
Se non fisicamente, dovrebbero essere presenti nei momenti importanti. Sapere quando ci sono le  interrogazioni che preoccupano, dovrebbero rassicurare.
Dovrebbero esserci quando i figli raccontano del primo amore, della prima delusione.

I padri dovrebbero essere attenzione.
Dovrebbero capire le delusioni anche se non sono raccontate.
Dovrebbero leggere negli occhi dei figli la loro gioia o la loro paura.

I padri dovrebbero essere tante cose.
Potrebbero essere anche un po meno...
Ma non possono essere niente.




lunedì 29 ottobre 2018

#solocosebelle

#solocosebelle



Quando ho iniziato ad usare questo hastag l’ho fatto perché volevo ricordare a me stessa che è alle cose belle che voglio guardare.

Da quel momento ho smesso di scrivere sui social frasi terribili nei momenti difficili.

Prima di tutto perché sono una persona “elegante”. E poi perché le bacheche, i giornali,.. sono già pieni di cose brutte che io voglio immaginare di essere luce, almeno nel mio piccolo.
Non perché io non soffra o non sia triste ma perché servono esempi positivi, che raccontino anche le cose brutte da cui sono arrivati ma che puntino al bello.

E di bello intorno a noi ne abbiamo tanto.

Ogni tanto però l’hastag non basta. Cosi oggi, su consiglio della mia amica Elena, ho iniziato a fare un elenco delle cose belle che ho e mi si è riempito il cuore.

Nel libro “Tutta la vita che vuoi” di Enrico Galliano una delle protagoniste, Clo, porta sempre con sé nel suo zainetto un blocco di post it e man mano che le giornate avanzano lei riempie ogni foglietto di motivi per cui vale la pena vivere e li butta nello zaino, in modo da avere con se sempre tanti motivi e ricordarsi, mentre passano le ore della giornata, delle cose belle che ha.
Li numera “210. Mettersi lì a guardare le persone, nei luoghi pubblici, e provare a immaginarsi la loro vita” (anche a me piace farlo)

Negli anni, filosofi e scrittori, libri e giornali hanno fatto la stessa domanda ma.. vietato stare generici.. non si può scrivere.. vale la pena vivere per.. l’amore. No.

Serve una emozione.
Il racconto di un momento.

Anche Saviano nel 2011 sulla Repubblica h scritto un bellissimo articolo che parla di questo tema, vi consiglio di andarlo a leggere…

Cosi penso sia giunto il momento di farlo anche io.. non in ordine di importanza… ma in ordine sparso, cosi come mi viene in mente.. cose importanti mescolate a cose stupide.. Ne voglio iniziare a scrivere un po’, molto concrete.. elenco che rileggerò tra qualche anno e chissà..

1. Il profumo di borotalco dei miei figli neonati

2. Le farfalle nello stomaco quando per la prima volta ho capito che mi amava

3. L’abbraccio dei miei nonni

4. Camminare a piedi nudi sulla sabbia

5. Fare scarpetta nel sughetto di carne

6. Aprire la finestra e respirare a pieni polmoni l’aria fresca

7. La mia amica che si precipita a casa mia tardissimo perché sa che non sto bene

8. Lui che mi guarda e mi dice “a te penso io”

9. Guardare un film sul divano con i miei figli mentre fuori piove

10. Addormentarmi abbracciata a Stefano

11. Lui che mi compra i miei biscotti perché ha visto che sono finiti senza doverglielo dire

12. Usare i colori per tirare fuori le mie emozioni

13. Entrare nella mia scraproom quando sono triste

14. Fare tanti chilometri solo per un abbraccio

15. La pioggia che cade sulla testa senza ripararsi

16. I colori delle foglie d’autunno

17. Un caffè condiviso con una amica

18. Una foto tutti insieme che ricordi un momento

19. Uscire dal lavoro e non dover correre a casa

20. Una giornata senza programmi

21. Togliere l’orologio e vivere la giornata come voglio

22. Il silenzio.. quello vero

23. Mio figlio che mi dice “grazie” o “scusa” o “abbracciami”

24. Mia mamma che sta bene

25. Il sole negli occhi

26. Una passeggiata mano nella mano senza dire una parola

27. Una canzone cantata a squarciagola

28. Un vestito che indosso e mi sta bene

29. Una fetta di gorgonzola

30. Dormire con la finestra aperta



Potrei andare avanti ancora molto... perchè per usare l'espressione di mio figlio "E' tanta roba.."

Il progetto che vi mostro oggi è relativo al punto 14. Ho fatto tanti KM, ho abbracciato le mie amiche Patrizia, Michela e Barbara e la giornata è stata piena di cose belle. Perché per me questo è lo SCRAP.

Prima della tecnica, prima delle diverse rilegature, prima degli attrezzi più articolati.. c’è il cuore.

E chi mi vuole conoscere lo vede e chi non lo vuole vedere è un problema suo…

Il corso era tenuto da Magalì De Rose Anis (cercatela su FB), una francese talentuosa con uno stile elegantissimo.

Ho letteralmente adorato il suo stile e ho imparato davvero tante cose e ricevuto tanti spunti. Chiaramente come al solito ho dovuto rendere il progetto "mio" e ho dovuto cambiare qualcosa...

Riguardare questo progetto mi mette leggerezza… ecco un altro motivo per essere felici.. per gustarsi la vita.. la leggerezza che ti portano i colori…



Alla prossima….

Silvia

Gli abbracci...



Il progetto